Sentenza n. 1223 del 2024: la conferma dell'assoluzione in appello e il principio dell'oltre ogni ragionevole dubbio

La recente sentenza n. 1223 del 7 novembre 2024, depositata il 13 gennaio 2025, emessa dalla Corte di Appello di Brescia, offre spunti di riflessione importanti sul ruolo del giudice d'appello e sulla valutazione delle prove dichiarative in contesti di assoluzione. La decisione, presieduta dal giudice V. D. N., e relatore A. C., ha affrontato questioni cruciali relative all'istruzione dibattimentale e al principio dell'oltre ogni ragionevole dubbio, che è centrale nel diritto penale.

Il contesto della sentenza

Nel caso specifico, la parte civile aveva impugnato una sentenza di primo grado che aveva assolto l'imputato P. P.M. BALDI FULVIO da accuse di diffamazione. La parte civile, insoddisfatta della decisione, ha chiesto una rivalutazione della prova dichiarativa, sostenendo che vi fossero elementi sufficienti per giungere a una condanna. Tuttavia, la Corte di Appello ha confermato l'assoluzione, ritenendo che non vi fosse necessità di rinnovare l'istruzione dibattimentale.

Il principio dell'oltre ogni ragionevole dubbio e la rinnovazione dell'istruzione

Un aspetto fondamentale della sentenza è la conferma che il giudice d'appello non è tenuto a rinnovare l'istruzione dibattimentale quando si tratta di confermare un'assoluzione. Questo principio è conforme all'interpretazione dell'articolo 603, comma 3-bis, del codice di procedura penale, che stabilisce che l'onere della prova in sede di condanna deve essere dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio. La Corte ha affermato:

Sentenza di primo grado di assoluzione - Appello della parte civile per rivalutazione della prova dichiarativa - Conferma dell'assoluzione in appello - Violazione dell'art. 603, comma 3-bis, cod. proc. pen. - Esclusione - Ragioni. Il giudice d'appello che conferma la sentenza di assoluzione impugnata dalla parte civile per motivi attinenti alla valutazione della prova dichiarativa non è tenuto a rinnovare l'istruzione dibattimentale, atteso che tale obbligo, conformemente ad un'interpretazione costituzionalmente orientata del disposto di cui all'art. 603, comma 3-bis, cod. proc. pen., deve essere posto in correlazione al principio dell'"oltre ogni ragionevole dubbio", valevole in funzione della condanna e non dell'assoluzione.

Questa affermazione sottolinea l'importanza della presunzione di innocenza e del principio di non colpevolezza, che devono essere rispettati anche in sede di appello. La parte civile, nel richiedere una rivalutazione della prova, non può ignorare il fatto che l'onere della prova resta a carico dell'accusa.

Conclusioni

La sentenza n. 1223 del 2024 ribadisce un principio fondamentale del diritto penale: l'impossibilità di condannare un imputato senza prove certe e ineluttabili. Questo caso sottolinea come il giudice d'appello debba limitarsi a verificare se la sentenza di primo grado sia stata correttamente emessa, senza la necessità di rinnovare l'istruzione dibattimentale in caso di assoluzione. La conferma della sentenza di primo grado da parte della Corte di Appello di Brescia rappresenta, quindi, un importante passo nella tutela dei diritti dell'imputato e nella salvaguardia del principio di legalità.

Studio Legale Bianucci