Sentenza n. 28144 del 2024: Chiarimenti sulla citazione diretta a giudizio e il limite della pena

La sentenza n. 28144 del 10 giugno 2024, depositata il 15 luglio dello stesso anno, offre importanti chiarimenti riguardo all'esercizio dell'azione penale in relazione alla citazione diretta a giudizio. In particolare, la Corte ha affrontato la questione del limite della pena di reclusione non superiore a quattro anni, stabilendo che tale limite deve essere considerato fisso e riferito alla normativa vigente al momento dell'azione penale.

Il principio "tempus regit actum"

Il principio giuridico del "tempus regit actum" indica che la legge applicabile a un determinato atto è quella vigente al momento della sua realizzazione. Nel caso in esame, la Corte ha ribadito che il rinvio previsto dall'art. 550 del codice di procedura penale deve essere interpretato in modo tale da tenere conto della normativa esistente al momento in cui si esercita l'azione penale, non già della norma di diritto sostanziale applicabile all'imputato.

  • La Corte ha ritenuto che il rinvio alla pena della reclusione non superiore a quattro anni debba essere considerato fisso.
  • Questo implica che eventuali modifiche legislative successive non influiscono sull'azione penale già avviata.
  • Il provvedimento di restituzione degli atti al pubblico ministero è stato considerato non abnorme.

Le implicazioni della sentenza

Questa sentenza ha conseguenze rilevanti per il sistema penale italiano, poiché chiarisce l'applicabilità delle norme nel contesto di procedimenti penali avviati e la responsabilità del pubblico ministero nel decidere il tipo di azione da intraprendere. Inoltre, la Corte ha evidenziato come la corretta interpretazione della norma possa influire sulla gestione del processo e sui diritti degli imputati.

Citazione diretta a giudizio - Limite della pena della reclusione non superiore a quattro anni - Natura del rinvio - Principio "tempus regit actum" - Applicabilità - Conseguenze - Fattispecie. In tema di esercizio dell'azione penale con citazione diretta a giudizio, il rinvio alla pena della reclusione "non superiore nel massimo a quattro anni", contenuto nell'art. 550 cod. proc. pen., deve essere inteso come "fisso", in quanto, per l'inderogabilità del principio "tempus regit actum", è riferito alla norma vigente al momento dell'esercizio dell'azione penale e non a quella di diritto sostanziale in concreto applicabile all'imputato sulla base dei criteri successori di cui all'art. 2 cod. pen. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto non abnorme il provvedimento di restituzione degli atti al pubblico ministero che, in relazione a un fatto commesso nel vigore dell'art. 176 d.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42, aveva emesso decreto di citazione diretta a giudizio nonostante l'incriminazione fosse già confluita nella disposizione di cui all'art. 518-bis cod. pen., i cui limiti di pena imponevano la richiesta di rinvio a giudizio con fissazione dell'udienza preliminare).

Conclusioni

In conclusione, la sentenza n. 28144 del 2024 rappresenta un importante passo avanti nella chiarezza normativa riguardo all'azione penale in caso di citazione diretta a giudizio. I principi stabiliti dalla Corte possono influenzare notevolmente la prassi giuridica e la tutela dei diritti degli imputati, sottolineando l'importanza di un'interpretazione rigorosa delle norme vigenti.

Studio Legale Bianucci