Commento sulla Sentenza n. 25764 del 2023: Responsabilità da reato degli enti e prescrizione

La recente sentenza n. 25764 del 18 aprile 2023, depositata il 14 giugno 2023, della Corte di Cassazione, ha sollevato importanti considerazioni in merito alla responsabilità da reato degli enti e alla prescrizione degli illeciti da essi commessi. La Corte ha rigettato le questioni di legittimità costituzionale sollevate sull'articolo 22 del d.lgs. n. 231 del 2001, affermando la manifesta infondatezza delle stesse.

La disciplina della responsabilità degli enti

Il d.lgs. n. 231 del 2001 ha introdotto in Italia un sistema di responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, stabilendo che un ente può essere ritenuto responsabile per reati commessi nel suo interesse o a suo favore. Questa normativa ha rappresentato un passo significativo verso la regolamentazione della responsabilità degli enti, creando un quadro normativo che mira a prevenire e reprimere la commissione di reati nell'ambito dell'attività economica.

In particolare, l'articolo 22 di tale decreto stabilisce la disciplina della prescrizione degli illeciti. La Corte ha chiarito che, per la diversità della natura degli illeciti amministrativi rispetto a quelli penali, il regime di prescrizione applicabile agli enti giuridici può differire da quello previsto per le persone fisiche. Questo si giustifica con l'obiettivo di salvaguardare l'integrità dell'iniziativa economica privata, evitando che possa diventare un terreno fertile per la commissione di reati.

La legittimità costituzionale della norma

Responsabilità da reato degli enti - Prescrizione dell'illecito dell'ente - Questioni di legittimità costituzionale dell'art. 22 d.lgs. n. 231 del 2001 per contrasto con gli artt. 3, 24, 41 e 111 Cost. - Manifesta infondatezza - Ragioni. In tema di responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, è manifestatamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 22 d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231, recante la disciplina della prescrizione dell'illecito dell'ente, per asserito contrasto con gli artt. 3, 24, comma secondo, 41 e 111, comma secondo, Cost., giustificandosi, in ragione della diversità di natura di tale illecito, il previsto regime derogatorio rispetto alla prescrizione del reato delle persone fisiche e costituendo il complessivo sistema di responsabilità "ex delicto" dell'ente disciplina attuativa del citato art. 41, volta ad evitare che, anziché favorire l'attività sociale, l'iniziativa economica privata rappresenti l'occasione per agevolare la commissione di reati. (In motivazione, la Corte ha altresì escluso che tale disciplina contrasti con le garanzie convenzionali relative alla "matière pénale", di cui all'art. 6 CEDU, quale parametro interposto dell'art. 117 Cost., in considerazione dell'autonomia dell'illecito dell'ente rispetto al reato presupposto e della maggiore complessità del relativo accertamento).

La Corte ha ribadito che non vi è contrasto tra la normativa italiana e le garanzie previste dalle convenzioni internazionali, in particolare dall'articolo 6 della CEDU, affermando l'autonomia dell'illecito dell'ente rispetto al reato presupposto. Questo è un punto cruciale, in quanto riconosce la complessità del sistema di responsabilità degli enti e la necessità di una disciplina specifica e distinta rispetto a quella delle persone fisiche.

Conclusioni

La sentenza n. 25764 del 2023 rappresenta un'importante conferma del quadro normativo attuale sulla responsabilità degli enti, sottolineando l'importanza di un sistema di prescrizione che tenga conto delle peculiarità degli illeciti amministrativi. La Corte di Cassazione, con questa decisione, non solo ha chiarito aspetti fondamentali della legislazione vigente, ma ha anche dato un segnale chiaro in merito alla tutela dell'attività economica, evidenziando come la responsabilità degli enti non debba essere vista come un ostacolo, ma piuttosto come uno strumento per prevenire comportamenti illeciti nell'ambito delle attività aziendali.

Studio Legale Bianucci