Esame diretto del corpo di reato: commento sulla sentenza n. 14743 del 2024

La recente sentenza n. 14743 del 2024, emessa dalla Corte di Appello di Milano, affronta un tema di rilevante importanza nel diritto penale: l'esame diretto del corpo di reato da parte del giudice. Questa decisione, che ha suscitato interesse tra gli operatori del diritto, stabilisce principi significativi riguardo all'istruttoria e al contraddittorio.

Il contesto della sentenza

Nella fattispecie in esame, il giudice ha ritenuto che l'esame diretto del corpo di reato non costituisca un incombente istruttorio come la ricognizione di cose prevista dall'articolo 215 del codice di procedura penale. Pertanto, il giudice può procedere autonomamente a tale esame in camera di consiglio, senza la necessità di un contraddittorio con la difesa.

L'esame diretto del corpo di reato, non costituendo incombente istruttorio come la ricognizione di cose ex art. 215 cod. proc. pen., può essere effettuato autonomamente dal giudice in camera di consiglio, senza contraddittorio con la difesa. (In applicazione del principio, la Corte ha ritenuto immune da vizi la decisione nella quale, in ragione della diretta conoscenza del bene acquisita in camera di consiglio, era stato trasfuso in motivazione il giudizio sul grado di falsificazione di borse contraffatte formulato in assenza di contraddittorio, sul rilievo che il difensore ben poteva chiedere la visione del corpo del reato o l'esperimento di accertamenti sulle caratteristiche del prodotto).

Le implicazioni del principio stabilito

Questa sentenza evidenzia come l'esame diretto del corpo di reato possa avvenire senza contraddittorio, il che solleva interrogativi importanti sulla tutela dei diritti della difesa. Sebbene la Corte affermi che il difensore possa richiedere la visione del corpo del reato o effettuare accertamenti, è fondamentale considerare che la mancanza di contraddittorio potrebbe compromettere il diritto di difesa. Le implicazioni di tale decisione possono essere riassunte nei seguenti punti:

  • Autonomia del giudice nell'esame diretto del corpo di reato.
  • Possibilità di un giudizio motivato senza contraddittorio, sebbene sia garantita la richiesta di visione del bene da parte della difesa.
  • Rischi potenziali per la tutela dei diritti della difesa in assenza di contraddittorio.

Conclusioni

In conclusione, la sentenza n. 14743 del 2024 offre spunti di riflessione sulla delicatezza del bilanciamento tra l'autonomia del giudice e la tutela dei diritti della difesa. Se da un lato si riconosce la necessità di un esame diretto e rapido dei corpi di reato, dall'altro è fondamentale garantire che la difesa possa esercitare pienamente i propri diritti. La giurisprudenza futura dovrà vigilare affinché questa prassi non diventi un'arma a doppio taglio nel contesto del giusto processo.

Studio Legale Bianucci