Commento sulla Sentenza n. 1187 del 2024: Impugnazioni e Tempus Regit Actum

La recente sentenza n. 1187 del 21 novembre 2024, emessa dalla Corte di Cassazione, ha sollevato importanti questioni riguardanti la successione di disposizioni diverse in materia di impugnazioni. In particolare, la Corte ha chiarito l'applicazione del principio del "tempus regit actum" nel contesto di mutamenti normativi, un aspetto cruciale per comprendere come trattare le impugnazioni in assenza di specifiche disposizioni transitorie.

Il Contesto Giuridico della Sentenza

Il caso in esame riguardava M. D., il quale aveva presentato un'impugnazione contro una decisione della Corte d'Appello di Milano. La Corte d'Appello aveva ritenuto inammissibile la richiesta di conversione della pena detentiva breve in pena pecuniaria, motivando tale decisione con il fatto che la richiesta non era stata presentata dall'imputato o da un difensore munito di procura speciale. Tuttavia, tali condizioni erano state introdotte da un decreto legislativo successivo alla proposizione dell'atto di appello.

Successione nel tempo di disposizioni diverse in assenza di disciplina transitoria - Regime applicabile - Individuazione - Fattispecie. Ai fini dell'individuazione del regime applicabile in materia di impugnazioni, ove si succedano nel tempo diverse discipline e il passaggio dall'una all'altra non sia espressamente regolato con disposizioni transitorie, l'applicazione del principio "tempus regit actum" impone di far riferimento al momento di emissione del provvedimento impugnato e non a quello della proposizione dell'impugnazione. (Fattispecie in cui la Corte ha annullato con rinvio la decisione con cui i giudici d'appello avevano ritenuto inammissibile la richiesta di conversione della pena detentiva breve in pena pecuniaria perché non proveniente dall'imputato personalmente o da difensore munito di procura speciale, in quanto tali condizioni sono state previste dal d.lgs. 19 marzo 2024, n. 31, entrato in vigore successivamente alla proposizione dell'atto di appello).

Analisi della Sentenza

La Corte ha quindi applicato il principio del "tempus regit actum", stabilendo che è il momento della emissione del provvedimento impugnato a determinare il regime giuridico applicabile. Questo principio, di fondamentale importanza nel diritto italiano, significa che le norme in vigore al momento dell'emanazione del provvedimento devono essere quelle utilizzate per valutare la legittimità dell'atto impugnato.

Le implicazioni di questa sentenza sono notevoli. In primo luogo, essa chiarisce che, in assenza di disposizioni transitorie, le nuove regole non possono essere applicate retroattivamente. Inoltre, la Corte ha sottolineato l'importanza di garantire che i diritti degli imputati siano rispettati, evitando che una modifica normativa possa pregiudicare le loro posizioni giuridiche in corso di trattazione.

Conclusioni

In conclusione, la sentenza n. 1187 del 2024 offre una chiara interpretazione dei principi giuridici riguardanti le impugnazioni e la successione di norme nel tempo. Essa rappresenta un passo avanti nella tutela dei diritti degli imputati, sottolineando l'importanza del rispetto delle norme vigenti al momento dell'emanazione dei provvedimenti. Questo orientamento giurisprudenziale potrebbe avere un impatto significativo su casi futuri, ponendo la necessità di un'accurata valutazione delle norme applicabili in contesti di impugnazione.

Studio Legale Bianucci