Commento sulla Sentenza n. 24225 del 2023: Riflessioni sui Reati Tributari

La sentenza n. 24225 del 14 marzo 2023 della Corte di Cassazione offre importanti spunti di riflessione sulla gestione dei reati tributari e sulle modalità di valutazione delle prove in sede penale. In particolare, la Corte ha affrontato il tema della possibilità di trarre elementi probatori dalle valutazioni compiute in sede di accertamento tributario, evidenziando come il giudice penale non sia vincolato a tali valutazioni, ma debba giungere a una propria conclusione motivata.

Il Ruolo del Giudice Penale

Un aspetto centrale della sentenza riguarda la libertà di valutazione del giudice penale. Secondo quanto stabilito, il giudice non è obbligato a seguire pedissequamente le conclusioni a cui è giunta l'Agenzia delle Entrate, ma ha la facoltà di utilizzare queste valutazioni come elementi induttivi nel suo processo di formazione del convincimento. Questo rappresenta un'importante distinzione, poiché sottolinea la necessità di una motivazione adeguata per giustificare eventuali divergenze rispetto a quanto già stabilito in sede tributaria.

Le Condizioni di Utilizzo delle Valutazioni Tributarie

La sentenza chiarisce anche le condizioni necessarie affinché il giudice penale possa avvalersi delle valutazioni tributarie. A tal proposito, la massima della sentenza recita:

Reati - Valutazioni compiute in sede di accertamento tributario - Possibilità di trarne elementi probatori nel processo penale - Sussistenza - Condizioni - Adeguata motivazione – Necessità - Fattispecie. In tema di reati tributari, il giudice penale non è vincolato dalle valutazioni compiute in sede di accertamento tributario, ma può, con adeguata motivazione, apprezzare gli elementi induttivi ivi valorizzati, per trarne elementi probatori, idonei a sorreggere il suo convincimento. (Fattispecie relativa al reato di omesso versamento dell'IVA, in cui si è ritenuta corretta la decisione che, nel determinare l'imposta evasa, aveva fatto riferimento al calcolo eseguito dall'Agenzia delle Entrate, recepito dalla Commissione tributaria territoriale). (Conf.: n. 8319 del 1994, Rv. 198777-01).

Questa massima sottolinea l'importanza di una motivazione robusta da parte del giudice, senza la quale le eventuali valutazioni induttive non potrebbero essere utilizzate come prova. Questo approccio garantisce una maggiore garanzia di equità nel processo penale, evitando che si giunga a conclusioni affrettate basate esclusivamente su accertamenti tributari.

Conclusioni

In conclusione, la sentenza n. 24225 del 2023 rappresenta un significativo passo avanti nella giurisprudenza riguardante i reati tributari, chiarendo il ruolo del giudice penale e la necessità di un'adeguata motivazione per l'utilizzo delle valutazioni tributarie. Questo approccio non solo tutela i diritti degli imputati, ma contribuisce anche a garantire un processo equo e giusto, essenziale per il corretto funzionamento del sistema giuridico.

Studio Legale Bianucci