Commento sulla Sentenza n. 639 del 2024: Atti Persecutori e Procedibilità d'Ufficio

La sentenza n. 639 del 2024, emessa dalla Corte di Cassazione, rappresenta un'importante evoluzione nella giurisprudenza italiana riguardante gli atti persecutori, in particolare per quanto concerne la procedibilità d'ufficio in caso di ammonimento da parte del questore. Questa decisione offre spunti di riflessione significativi, sia sul piano giuridico che pratico, per gli avvocati e per i cittadini coinvolti in situazioni di violenza e stalking.

La Natura Giuridica dell'Ammonimento

Secondo quanto stabilito nella sentenza, l'ammonimento del questore, previsto dall'art. 8, comma 2 del d.l. 23 febbraio 2009, n. 11, non è considerato una condizione di procedibilità del reato, ma piuttosto un atto amministrativo che determina uno stato del destinatario. Questo significa che, in presenza di un ammonimento, il reato diventa procedibile d'ufficio. La modifica apportata dalla legge 24 novembre 2023, n. 168 ha esteso la procedibilità anche ai reati commessi da soggetti già ammoniti nei confronti di persone diverse dalla vittima originaria.

Atti persecutori - Procedibilità di ufficio per il caso di ammonimento del questore - Natura giuridica dell'ammonimento - Art. 8, comma 4, d.l. 23 febbraio 2009, n. 11), conv. in legge 23 aprile 2009, n. 38, come modificato dall’art. 1, comma 3, legge 24 novembre 2023, n. 168 - Mutamento sfavorevole del regime di procedibilità del reato - Divieto di retroattività della legge penale più sfavorevole - Violazione - Insussistenza. In tema di atti persecutori, l'ammonimento del questore, previsto all'art. 8, comma 2, d.l. 23 febbraio 2009 n. 11, conv. in legge 23 aprile 2009 n. 38, non costituisce condizione di procedibilità del reato, ma è atto amministrativo integrante uno stato del destinatario che rende il reato procedibile d'ufficio, sicché, a seguito della modifica apportata dall'art. 1, comma 3, legge 24 novembre 2023, n. 168, al comma 4 del citato art. 8, che ha esteso la procedibilità di ufficio al reato commesso da soggetto già ammonito nei confronti di una persona diversa dalla vittima originaria, deve escludersi la violazione del divieto di retroattività della legge penale che non opera in relazione all'efficacia di un provvedimento amministrativo reso prima della commissione del fatto di reato.

La Questione della Retroattività

Un aspetto cruciale della sentenza riguarda il divieto di retroattività della legge penale. La Corte ha chiarito che la modifica normativa non costituisce una violazione di tale divieto, in quanto l'ammonimento è un provvedimento amministrativo che non influisce sulla normativa penale in senso restrittivo. Questo chiarimento è fondamentale per garantire che i diritti degli imputati siano rispettati, mentre si cerca di tutelare le vittime di atti persecutori.

Implicazioni Pratiche e Conclusioni

Le implicazioni pratiche della sentenza n. 639 del 2024 sono molteplici:

  • Chiarezza sulla procedibilità d'ufficio per i reati di stalking, anche in caso di ammonimenti precedenti.
  • Rafforzamento della protezione per le vittime di atti persecutori.
  • Chiarezza sui limiti della retroattività della legge penale, salvaguardando i diritti degli imputati.

In conclusione, la sentenza n. 639 del 2024 rappresenta un passo significativo nella lotta contro gli atti persecutori, sottolineando l'importanza di un equilibrio tra la protezione delle vittime e i diritti degli imputati. È fondamentale che i professionisti del diritto e i cittadini siano informati su queste dinamiche per poter affrontare al meglio situazioni così delicate.

Studio Legale Bianucci