Commento alla Sentenza n. 1534 del 2024: False Attestazioni e Responsabilità del Lavoratore

La sentenza n. 1534 del 26 novembre 2024, depositata il 14 gennaio 2025, dalla Corte d'Appello di Lecce, offre un'importante riflessione sul tema delle false attestazioni nel contesto lavorativo, in particolare in relazione all'art. 55-quinquies del d.lgs. n. 165 del 2001. Questa decisione si inserisce in un contesto giuridico sempre più attento alla tutela della fede pubblica e alla responsabilità dei dipendenti nel rispetto delle norme vigenti.

Il Contesto Normativo e la Sentenza

La norma richiamata dalla sentenza in esame punisce le false attestazioni o certificazioni, configurando un reato di particolare gravità per la sua incidenza sulla fiducia nei rapporti di lavoro. In particolare, la Corte ha sottolineato come le "altre modalità fraudolente" debbano essere intese in senso ampio, includendo ogni condotta ingannevole che possa indurre in errore un soggetto, anche se non direttamente coinvolto nel reato.

Delitto di false attestazioni o certificazioni di cui all'art. 55-quinquies d.lgs. n. 165 del 2001 - Elemento oggettivo - “Altre modalità fraudolente” - Nozione - Indicazione - Fattispecie. In tema di false attestazioni o certificazioni, di cui all'art. 55-quinquies d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165, le "altre modalità fraudolente", richiamate nel precetto della norma incriminatrice, sono costituite da ogni attività ingannevole, qualificata o non qualificata, idonea a porre in una situazione di errore o di semplice ignoranza un soggetto, non necessariamente coincidente con quello passivo. (Fattispecie relativa ad omessa "timbratura" intermedia in uscita, in cui la Corte ha precisato che, con tale condotta, incidente sul contenuto della prestazione lavorativa, il dipendente, facendo falsamente apparire la propria presenza nel luogo di lavoro, nasconde al datore di lavoro pubblico l'arbitrario allontanamento dal servizio).

Le Implicazioni della Sentenza

La Corte ha chiarito che la condotta del dipendente, consistente nell'omissione della timbratura intermedia, è stata ritenuta sufficientemente grave da configurare un comportamento fraudolento. Questo è particolarmente rilevante in un contesto lavorativo, dove la presenza fisica e il rispetto degli orari di lavoro sono essenziali per garantire la regolarità della prestazione lavorativa. L'assenza di una corretta timbratura non solo induce in errore il datore di lavoro, ma mina anche la fiducia reciproca, fondamentale nel rapporto di lavoro.

  • Il dipendente deve essere consapevole delle conseguenze legali delle proprie azioni.
  • Il datore di lavoro ha il diritto di conoscere la verità sulla presenza dei propri dipendenti.
  • La fiducia è un elemento cruciale in ogni relazione lavorativa.

Conclusioni

La sentenza n. 1534 del 2024 mette in luce l'importanza della trasparenza e della correttezza nei rapporti di lavoro. La Corte di Appello di Lecce, attraverso questa decisione, non solo ribadisce il principio che ogni condotta ingannevole è sanzionabile, ma sottolinea anche la necessità di una maggiore consapevolezza da parte dei lavoratori riguardo le loro responsabilità. È fondamentale, quindi, che sia i datori di lavoro che i dipendenti comprendano la gravità delle false attestazioni e il loro impatto non solo sul singolo rapporto di lavoro, ma sull'intero sistema di fiducia che regola il mercato del lavoro.

Studio Legale Bianucci