Commento sulla Sentenza n. 15069 del 2023: Misure Cautelari e Traduzione per Indagati Alloglotta

La recente sentenza n. 15069 del 26 ottobre 2023, emessa dalla Corte di Cassazione, ha messo in luce un tema cruciale nel diritto penale: il diritto alla traduzione per gli indagati che non conoscono la lingua italiana. Questo aspetto è di fondamentale importanza, poiché garantisce il rispetto dei diritti fondamentali degli individui coinvolti in procedimenti penali.

Il Contesto della Sentenza

La Corte ha affrontato il caso di un indagato, T. N., il quale non parlava italiano. La sentenza chiarisce che, in caso di ordinanza di custodia cautelare emessa nei confronti di un imputato o indagato alloglotta, è obbligatorio fornire una traduzione entro un termine congruo. La mancanza di tale traduzione può portare alla nullità dell'ordinanza stessa, secondo il combinato disposto degli artt. 143 e 292 del codice di procedura penale.

Ordinanza che dispone una misura cautelare personale - Indagato o imputato alloglotta - Obbligo di traduzione entro un termine congruo - Violazione - Conseguenze. In materia di misure cautelari personali, l'ordinanza di custodia cautelare emessa nei confronti di un imputato o indagato alloglotta, ove sia già emerso che questi non conosca la lingua italiana, è affetta, in caso di mancata traduzione, da nullità ai sensi del combinato disposto degli artt. 143 e 292 cod. proc. pen. Ove, invece, non sia già emerso che l'indagato o imputato alloglotta non conosca la lingua italiana, l'ordinanza di custodia cautelare non tradotta emessa nei suoi confronti è valida fino al momento in cui risulti la mancata conoscenza di detta lingua, che comporta l'obbligo di traduzione del provvedimento in un congruo termine, la cui violazione determina la nullità dell'intera sequenza di atti processuali compiuti sino a quel momento, in essa compresa l'ordinanza di custodia cautelare.

Implicazioni Legali della Sentenza

Questa sentenza non solo chiarisce l'obbligo di traduzione, ma evidenzia anche le conseguenze di una sua violazione. La Corte ha stabilito che, se non è già emerso che l'indagato non conosca l'italiano, l'ordinanza rimane valida. Tuttavia, se tale conoscenza viene successivamente accertata, la traduzione diventa obbligatoria e la sua mancanza comporta la nullità degli atti processuali compiuti fino a quel momento.

  • Obbligo di traduzione per indagati che non conoscono l'italiano.
  • Nullità dell'ordinanza di custodia cautelare in caso di mancata traduzione.
  • Validità dell'ordinanza fino all'accertamento della conoscenza della lingua italiana.

Conclusioni

In conclusione, la sentenza n. 15069 del 2023 rappresenta un importante passo avanti nella tutela dei diritti degli indagati nel sistema penale italiano. Essa sottolinea l'importanza di garantire che ogni individuo, indipendentemente dalla propria conoscenza linguistica, abbia accesso a un processo giusto e equo. La traduzione non è solo un adempimento formale, ma un diritto fondamentale che deve essere rispettato per garantire la legittimità dei procedimenti penali.

Studio Legale Bianucci