Sequestro preventivo e confisca allargata: analisi della sentenza n. 30633 del 2024

La sentenza n. 30633 del 1 luglio 2024 della Corte di Cassazione rappresenta un'importante tappa nella comprensione delle misure cautelari reali, in particolare del sequestro preventivo finalizzato alla confisca allargata ex art. 240-bis del codice penale. Questa pronuncia non solo chiarisce i requisiti di congruenza tra i profitti illeciti e il valore dei beni oggetto di sequestro, ma offre anche spunti di riflessione su come tali misure debbano essere applicate in modo equo e giustificato.

Il contesto giuridico del sequestro preventivo

Il sequestro preventivo è una misura cautelare che ha lo scopo di garantire che i beni possano essere confiscati in caso di condanna per reati che generano profitti illeciti. L'articolo 240-bis del codice penale stabilisce che la confisca allargata può essere disposta nei casi in cui i beni siano considerati provenienti da attività criminose, a condizione che vi sia una congruenza ragionevole tra i profitti illeciti e il valore dei beni confiscati.

Sequestro preventivo finalizzato alla confisca ex art. 240-bis, cod. pen. - Rapporto fra profitti illeciti e valore dei beni oggetto di ablazione - Congruenza - Necessità - Fattispecie. In tema di sequestro preventivo finalizzato alla confisca allargata ex art. 240-bis cod. pen., quest'ultima si giustifica se, e nei soli limiti in cui, le condotte criminose ascritte al condannato risultino essere state fonte di profitti illeciti, in quantità ragionevolmente congruente rispetto al valore dei beni che si intendono confiscare, la cui origine lecita lo stesso non sia stato in grado di giustificare. (In applicazione del principio, la Corte ha annullato con rinvio l'ordinanza del tribunale del riesame che aveva confermato il sequestro preventivo di beni mobili, immobili e quote societarie, a fronte del reato di ricettazione di un ciclomotore ascritto all'indagato).

Analisi della sentenza e i suoi effetti

La Corte ha annullato con rinvio l'ordinanza del tribunale del riesame, sottolineando l'importanza di dimostrare una correlazione tra i profitti illeciti e il valore dei beni da confiscare. Questa decisione evidenzia come il sequestro preventivo non possa essere disposto in modo arbitrario, ma deve basarsi su una valutazione accurata dei beni e dei profitti derivanti dalle condotte illecite. In particolare, si è rilevato che, nel caso esaminato, il reato di ricettazione del ciclomotore non giustificava il sequestro di beni di valore significativamente superiore al profitto illecito.

  • Importanza della congruenza tra profitti illeciti e beni confiscabili.
  • Necessità di una valutazione oggettiva delle condotte criminose.
  • Possibilità di impugnazione delle misure cautelari in caso di incongruenza.

Conclusioni

La sentenza n. 30633 del 2024 rappresenta un’importante precisazione in materia di sequestro preventivo e confisca allargata, sottolineando come il principio di congruenza debba sempre essere rispettato. Gli operatori del diritto devono prestare attenzione a questi principi, affinché le misure cautelari siano giustificate e non si trasformino in strumenti di ingiustizia. La Corte, con questa decisione, ribadisce l'importanza di garantire un equo bilanciamento tra il perseguimento della giustizia e il rispetto dei diritti dei soggetti coinvolti.

Studio Legale Bianucci