Sentenza n. 14073 del 2024: La non punibilità per particolare tenuità del fatto e l'abitualità del comportamento

La recente sentenza n. 14073 del 5 marzo 2024, pubblicata il 8 aprile 2024, offre spunti rilevanti sulla questione della non punibilità per particolare tenuità del fatto, un istituto giuridico di fondamentale importanza nel diritto penale italiano. In particolare, la Corte di Cassazione ha chiarito alcuni aspetti riguardanti l'abitualità del comportamento dell'imputato, stabilendo parametri precisi per la valutazione di questa condizione.

Il contesto normativo

La non punibilità per particolare tenuità del fatto è disciplinata dall'articolo 131-bis del Codice Penale, il quale prevede che un reato possa non essere punito se il fatto è considerato di particolare tenuità. Tuttavia, la sentenza in esame ha messo in evidenza che, affinché tale non punibilità possa essere applicata, è necessario considerare la presenza di comportamenti abituali da parte dell'autore del reato.

La massima della sentenza

Particolare tenuità del fatto - Valutazione del presupposto ostativo della abitualità del comportamento - Almeno altri due reati della stessa indole - Accertamento incidentale delle condotte pregresse - Necessità - Reati estinti ai sensi dell'art. 460, comma 5, cod. proc. pen. - Rilevanza - Esclusione - Ragioni. In tema di non punibilità per la particolare tenuità del fatto, il presupposto ostativo del comportamento abituale ricorre quando l'autore, anche successivamente al reato per cui si procede, abbia commesso almeno altri due reati della stessa indole, incidentalmente accertabili da parte del giudice procedente, con esclusione, tuttavia, di quelli estinti ai sensi dell'art. 460, comma 5, cod. proc. pen., conseguendo all'estinzione del reato anche l'elisione di ogni effetto penale della condanna.

Questa massima evidenzia come l'abitualità del comportamento possa ostacolare l'applicazione della non punibilità. In altre parole, se l'imputato ha commesso almeno due reati della stessa indole dopo il fatto per cui si procede, ciò potrebbe escludere la possibilità di beneficiare della non punibilità. È interessante notare che la sentenza chiarisce che i reati estinti non sono rilevanti ai fini di questa valutazione.

Implicazioni pratiche della sentenza

Le implicazioni pratiche di quanto stabilito dalla Corte sono molteplici:

  • Rafforzamento dell'importanza della valutazione delle condotte pregresse per la decisione sulla non punibilità.
  • Chiarezza sulla non rilevanza dei reati estinti nel valutare l'abitualità del comportamento.
  • Necessità per il giudice di accertare incidentalmente le condotte pregresse dell'imputato per una corretta applicazione della norma.

Questa sentenza, quindi, non solo chiarisce aspetti normativi importanti, ma offre anche indicazioni pratiche per i professionisti del diritto, i quali dovranno tenere in considerazione questi criteri nella loro attività difensiva.

Conclusioni

In conclusione, la sentenza n. 14073 del 2024 rappresenta un passo significativo nella giurisprudenza italiana in materia di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Essa delinea con precisione i requisiti necessari affinché un comportamento possa essere considerato abituale, limitando così l'applicazione di questa forma di non punibilità. Gli avvocati e i professionisti del settore dovranno prestare particolare attenzione a questi aspetti nella preparazione delle loro difese, per garantire una corretta interpretazione e applicazione delle norme in vigore.

Studio Legale Bianucci