Commento sulla Sentenza n. 15438 del 2024: Illegalità della Pena e Reato Continuato

La sentenza n. 15438 del 7 febbraio 2024, depositata il 15 aprile 2024, offre un'importante interpretazione riguardo all'illegalità della pena nel contesto del reato continuato. In particolare, la Corte di Cassazione ha chiarito che la pena base indicata da un giudice non deve necessariamente rispettare la cornice edittale, a condizione che la pena finale rispetti i limiti generali previsti dal codice penale italiano.

Il Contesto della Sentenza

Il caso in esame ha visto il Procuratore Generale presentare ricorso contro una decisione del GIP del Tribunale di Bolzano, sostenendo l'illegalità della pena inflitta per il reato di rapina. La Corte ha ritenuto inammissibile questo ricorso, sottolineando che non sussiste illegalità nel caso in cui il giudice, pur indicando una pena base superiore rispetto a quella prevista dalla legge, non superi i limiti stabiliti dagli articoli 23 e seguenti del codice penale.

Erronea indicazione della pena base - Illegalità della pena - Esclusione – Condizioni - Indicazione - Fattispecie. In tema di reato continuato, non sussiste illegalità della pena nel caso in cui, nel determinarla, il giudice, pur indicando una pena base che esorbiti dalla cornice edittale normativamente prevista, non ecceda i limiti generali sanciti dagli artt. 23 e ss. 65, 71 e ss. e 81, commi terzo e quarto, cod. pen., in quanto si deve aver riguardo alla misura finale della pena, a nulla rilevando che i passaggi intermedi che conducono alla sua determinazione siano caratterizzati da computi effettuati in violazione di legge. (Fattispecie in cui la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del Procuratore Generale che lamentava l'illegalità della pena, in quanto la pena base per il delitto di rapina, ritenuto il più grave tra quelli avvinti dalla continuazione, era stata individuata nella reclusione di durata inferiore di un anno, in violazione del disposto dell'art. 628 cod. pen.).

Una Visione più Ampia sulla Pena nel Diritto Penale

Questa sentenza invita a riflettere sulle modalità di determinazione della pena nei casi di reato continuato. È fondamentale che gli operatori del diritto comprendano che, sebbene l'indicazione di una pena base possa sembrare errata, ciò non implica automaticamente l'illegalità della pena finale. Tra i principi giuridici europei e italiani, l'articolo 81 del codice penale stabilisce che la pena deve essere proporzionata al reato commesso e deve tener conto delle circostanze del caso specifico.

  • La pena deve rispettare i limiti generali previsti dal codice penale.
  • La misura finale della pena è l'aspetto cruciale da considerare.
  • Le modalità di calcolo della pena base possono presentare violazioni, ma non pregiudicano la legittimità della pena finale.

Conclusioni

In conclusione, la sentenza n. 15438 del 2024 rappresenta un importante chiarimento per il diritto penale italiano. Essa stabilisce che non è sufficiente lamentare un'erronea indicazione della pena base per contestare la legittimità della pena finale, rafforzando così il principio che la valutazione deve concentrarsi sulla misura finale della pena. Gli avvocati e i professionisti del settore devono tenere presente questi aspetti per una corretta gestione delle difese in casi di reato continuato.

Studio Legale Bianucci