Sentenza n. 27147 del 2023: L'equivalenza tra costituzione di parte civile e querela

La recente sentenza n. 27147 del 09 maggio 2023 emessa dalla Corte di Cassazione offre un'importante chiarificazione sul tema della procedibilità dei reati, in particolare per quanto riguarda i reati originariamente perseguibili d'ufficio che sono divenuti procedibili a querela a seguito dell'entrata in vigore della riforma Cartabia. In questo articolo, analizzeremo i punti salienti della sentenza e le implicazioni legali che ne derivano.

Il contesto normativo della riforma Cartabia

La riforma Cartabia, attuata con il decreto legislativo n. 150 del 10 ottobre 2022, ha introdotto significative modifiche al codice di procedura penale italiano. Tra le novità più rilevanti vi è la modifica della procedibilità di alcuni reati, che da originariamente perseguibili d'ufficio sono stati trasformati in reati procedibili a querela. Questa trasformazione ha sollevato interrogativi riguardo alla necessità di una querela esplicita da parte della persona offesa per avviare l'azione penale.

Il principio dell'equivalenza tra costituzione di parte civile e querela

Reati originariamente perseguibili d'ufficio, divenuti procedibili a querela per effetto dell'entrata in vigore della cd. riforma "Cartabia" - Costituzione di parte civile non revocata - Equivalenza a querela - Sussistenza - Ragioni. La costituzione di parte civile non revocata equivale a querela ai fini della procedibilità di reati originariamente perseguibili d'ufficio, divenuti perseguibili a querela a seguito dell'entrata in vigore del d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150 (cd. riforma "Cartabia"), posto che la volontà punitiva della persona offesa, non richiedendo formule particolari, può essere legittimamente desunta anche da atti che non contengono la sua esplicita manifestazione.

La Corte ha stabilito che la costituzione di parte civile non revocata deve essere considerata equivalente a una querela. Questo significa che la volontà della persona offesa di perseguire penalmente l'autore del reato può essere desunta anche da atti che non contengono una manifestazione esplicita, ma che comunque esprimono un desiderio di giustizia. Tale interpretazione amplia le possibilità di accesso alla giustizia per le vittime di reati, evitando che una mancanza di formalità possa pregiudicare l'azione penale.

Implicazioni pratiche della sentenza

  • Maggiore accessibilità alla giustizia per le vittime di reati.
  • Minore rigidità formale nella presentazione delle querela.
  • Possibilità di interpretare la volontà punitiva anche in assenza di una querela esplicita.

Le implicazioni di questa sentenza sono significative. In primo luogo, si promuove una maggiore accessibilità alla giustizia per le vittime, che possono sentirsi più tutelate nel loro diritto a vedere perseguito il reato subito. Inoltre, si riduce la rigidità formale nella presentazione della querela, consentendo una maggiore flessibilità nell'interpretazione della volontà della persona offesa.

Conclusioni

In sintesi, la sentenza n. 27147 del 2023 rappresenta un passo avanti nella tutela dei diritti delle vittime di reato. La Corte di Cassazione, con la sua decisione, ha chiarito che la volontà punitiva della persona offesa può manifestarsi in forme diverse e non è necessariamente vincolata a formule specifiche. Questo approccio non solo facilita l'accesso alla giustizia, ma riflette anche un'evoluzione importante del sistema penale italiano verso una maggiore tutela dei diritti individuali.

Studio Legale Bianucci