La Sentenza n. 30645 del 2024: Limiti all'acquisizione di atti d'indagine nel dibattimento

In materia di diritto penale, la sentenza n. 30645 del 19 aprile 2024, depositata il 26 luglio 2024, offre spunti di riflessione significativi sull'acquisizione degli atti d'indagine nel corso del dibattimento. La Corte di Appello di Brescia ha dichiarato inammissibile la richiesta della difesa di acquisire tali atti, sottolineando come questa sia preclusa in caso di opposizione da parte del pubblico ministero. Analizziamo insieme i dettagli e le implicazioni di questa decisione.

Il contesto normativo

La questione affrontata dalla Corte trae origine dalle disposizioni del Nuovo Codice di Procedura Penale, in particolare dagli articoli 431 e 493. Queste norme stabiliscono i criteri per l’ammissione delle prove nel corso del dibattimento, evidenziando che l'acquisizione di atti d'indagine richiede non solo la richiesta da parte della difesa, ma anche il consenso di tutte le parti coinvolte. In assenza di questo consenso, la richiesta è considerata inammissibile.

  • Articolo 431, comma 2: Regola sull'ammissione delle prove nel dibattimento.
  • Articolo 493, comma 3: Norme specifiche riguardanti la richiesta di atti di indagine.

Il significato della massima della sentenza

L'acquisizione di atti d'indagine al fascicolo del dibattimento, pur se richiesta dalla difesa dell'imputato, è preclusa in caso di opposizione o dissenso da parte del pubblico ministero, potendo avvenire nel solo caso in cui tutte le parti vi consentano.

Questa massima, contenuta nella sentenza, mette in luce un principio cardine del processo penale: la necessità di un accordo tra le parti. La possibilità di acquisire prove è quindi strettamente legata alla cooperazione tra accusa e difesa, riflettendo un equilibrio di poteri che deve essere rispettato per garantire un processo equo. La sentenza di Brescia si allinea con precedenti giurisprudenziali, come le sentenze n. 2228 del 2023 e n. 1068 del 2023, che avevano già evidenziato la centralità del consenso nel processo penale.

Conclusioni

In conclusione, la sentenza n. 30645 del 2024 della Corte di Appello di Brescia rappresenta un'importante conferma della necessità di un consenso unanime tra le parti per l'acquisizione di atti d'indagine nel dibattimento. Questo orientamento giurisprudenziale contribuisce a delineare i confini della prova nel processo penale, garantendo che il diritto di difesa non possa prevalere unilateralmente sul diritto dell’accusa. La decisione pone in risalto l'importanza della collaborazione tra le parti nel rispetto delle norme procedurali, a tutela di un giusto processo.

Studio Legale Bianucci