Commento alla Sentenza n. 28725 del 2024: Sottrazione Fraudolenta e Profitto Confiscabile

La sentenza n. 28725 del 14 giugno 2024, emessa dalla Corte di Cassazione, offre un'importante riflessione sui reati tributari, in particolare sul delitto di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. Questo pronunciamento chiarisce le modalità di determinazione del profitto confiscabile e le conseguenze legali per i trasgressori, ponendo l'accento sulla necessità di garantire l'efficacia della riscossione coattiva dei tributi.

Il Delitto di Sottrazione Fraudolenta

Il delitto di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte è un reato grave che si configura quando un contribuente adotta comportamenti deceitful per evitare il pagamento di tributi dovuti. La sentenza in esame evidenzia che il profitto derivante da tale comportamento non solo è confiscabile, ma deve essere quantificato secondo specifici parametri normativi. Questa impostazione è cruciale per garantire che l'Amministrazione finanziaria possa recuperare le somme evase, tutelando così l'interesse pubblico.

Determinazione del Profitto Confiscabile

Reati tributari - Delitto di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte - Profitto confiscabile - Pagamento integrale del debito tributario - Determinazione - Disciplina sulla riscossione coattiva dei tributi - Applicabilità - Parametri - Indicazione. In tema di reati tributari, il profitto del delitto di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte, confiscabile anche per equivalente, va individuato nel valore dei beni idonei a fungere da garanzia nei confronti dell'Amministrazione finanziaria che agisce per il recupero delle somme evase, il cui importo è quantificabile secondo le disposizioni sulla riscossione coattiva dei tributi, venendo in rilievo, quanto ai beni immobili, i parametri di cui all'art. 77, comma 1, d.lgs. 29 settembre 1973, n. 602, e, quanto ai beni mobili, quelli dell'art. 517, comma 1, cod. proc. civ., applicabile in virtù del richiamo operato dall'art. 49, comma 2, d.P.R. cit.

Secondo la Corte, il profitto confiscabile deve essere identificato nel valore dei beni che possono fungere da garanzia per l'Amministrazione finanziaria. Questo implica che, in caso di evasione fiscale, le autorità sono legittimate a confiscare beni di valore equivalente all'importo delle imposte evase. I riferimenti normativi, come l'art. 77 del d.lgs. 29 settembre 1973, n. 602, e l'art. 517 del codice di procedura civile, stabiliscono chiaramente i criteri di valutazione.

Implicazioni della Sentenza

  • Rafforzamento della lotta contro l'evasione fiscale.
  • Maggiore chiarezza sulla quantificazione del profitto confiscabile.
  • Protezione degli interessi dell'Amministrazione finanziaria.

Questo pronunciamento non solo chiarisce i principi giuridici applicabili, ma sottolinea anche l'importanza di un approccio rigoroso nei confronti dei reati tributari. In un contesto in cui l'evasione fiscale rappresenta un problema significativo per il sistema economico, le indicazioni fornite dalla Corte possono contribuire a dissuadere comportamenti illeciti e a garantire un recupero efficace delle somme dovute.

Conclusioni

La sentenza n. 28725 del 2024 si configura come un passo avanti nella lotta contro l'evasione fiscale, rafforzando la capacità dell'Amministrazione finanziaria di recuperare i tributi evasi. La chiarezza nella determinazione del profitto confiscabile e l'applicazione di parametri normativi specifici sono elementi fondamentali che contribuiranno a garantire l'efficacia della riscossione coattiva. È fondamentale, quindi, che i contribuenti comprendano le gravi conseguenze legali legate a comportamenti illeciti e agiscano nel rispetto delle normative fiscali vigenti.

Studio Legale Bianucci