Commento alla Sentenza n. 15666 del 2024: Impugnazioni e Diritto all'Accesso alla Giustizia

La sentenza n. 15666 del 29 febbraio 2024, emessa dalla Corte di Cassazione, offre uno spunto significativo per analizzare le recenti modifiche legislative in materia di impugnazioni, in particolare in relazione agli imputati detenuti. Questa pronuncia, infatti, chiarisce l'applicabilità dell'art. 581, comma 1-ter, del codice di procedura penale, che implica l'obbligo di deposito della dichiarazione o dell'elezione di domicilio unitamente all'atto d'impugnazione.

Contesto Normativo e Rilevanza della Sentenza

Il d.lgs. n. 150 del 2022 ha introdotto importanti modifiche alle norme riguardanti le impugnazioni, in particolare con l'art. 33, comma 1, lett. d). Tuttavia, la Corte ha stabilito che tali disposizioni non si applicano agli imputati detenuti per altre cause. Questo principio rispetta il diritto di accesso alla giustizia, sancito dall'art. 6 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU), che garantisce che ogni persona abbia il diritto a un processo equo.

Appello avverso sentenza pronunciata dopo l'entrata in vigore del d.lgs. n. 150 del 2022 - Art. 581, comma 1-ter, cod. proc. pen. - Applicabilità all'imputato detenuto per altra causa - Esclusione - Ragioni. In tema di impugnazioni, la previsione di cui all'art. 581, comma 1-ter, cod. proc. pen., introdotto dall'art. 33, comma 1, lett. d), d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150, che richiede, a pena di inammissibilità, il deposito della dichiarazione o dell'elezione di domicilio unitamente all'atto d'impugnazione, ai fini della notificazione del decreto di citazione a giudizio, non trova applicazione nel caso in cui l'imputato impugnante sia detenuto, pur se per altra causa, dovendo comunque procedersi alla notificazione a mani proprie nei confronti del detenuto, a garanzia del diritto di accesso effettivo alla giustizia sancito dall'art. 6 Convenzione EDU.

Implicazioni Pratiche e Giurisprudenziali

Le conseguenze di questa sentenza sono molteplici. Da un lato, essa riafferma il principio di legalità e il diritto di ogni imputato di accedere ai mezzi di impugnazione, indipendentemente dalla sua situazione detentiva. Dall'altro, evidenzia la necessità di garantire che le nuove norme non ledano i diritti fondamentali degli imputati. La Corte ha infatti sottolineato che la notificazione deve avvenire a mani proprie, assicurando un accesso effettivo alla giustizia.

Conclusioni

La sentenza n. 15666 del 2024 rappresenta un importante riferimento per la giurisprudenza italiana, poiché riconosce e tutela i diritti degli imputati in situazioni di detenzione. È fondamentale che il sistema giuridico continui a garantire che le riforme legislative non compromettano i diritti fondamentali, in particolare il diritto alla difesa e l'accesso alla giustizia. La Corte, con questa pronuncia, conferma l'importanza di un equilibrio tra le necessità procedurali e la salvaguardia dei diritti umani, essenziale per un sistema giuridico equo e giusto.

Studio Legale Bianucci