Favoreggiamento personale e reati permanenti: analisi della sentenza n. 14961 del 2024

La recente sentenza n. 14961 del 27 marzo 2024 della Corte di Cassazione ha affrontato un tema cruciale nel diritto penale: la configurabilità del delitto di favoreggiamento personale in relazione ai reati permanenti. Con questa decisione, la Corte ha ribadito principi fondamentali riguardanti la distinzione tra concorso e favoreggiamento, chiarendo le implicazioni giuridiche di tale distinzione.

Il contesto della sentenza

Nel caso specifico, l'imputato M. M. era stato accusato di favoreggiamento personale in relazione a un reato di coltivazione e detenzione di sostanze stupefacenti. La Corte d'Appello di Cagliari aveva rigettato la richiesta di configurabilità del favoreggiamento, sostenendo che qualsiasi agevolazione fornita durante la perpetrazione di un reato permanente si traduce in un concorso nel reato stesso.

Analisi della massima

Configurabilità in relazione a un reato permanente - Esclusione - Ragioni - Fattispecie. Il delitto di favoreggiamento personale non è configurabile in corso di consumazione di un reato permanente, in quanto qualsiasi agevolazione del colpevole posta in essere durante la perpetrazione della sua condotta si risolve, salvo che non sia diversamente previsto, in un concorso, quanto meno morale, nel reato allo stesso ascritto. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto correttamente qualificata la condotta dell'imputato in termini di concorso nel delitto di coltivazione e di detenzione di sostanza stupefacente).

Questa massima sottolinea l'importanza di distinguere tra le diverse forme di responsabilità penale. In particolare, la Corte ha chiarito che l'assistenza fornita a un soggetto che sta perpetrando un reato permanente non può essere considerata favoreggiamento, ma piuttosto un concorso, anche morale, nel reato stesso. In altre parole, chi agevola un reato permanente non compie un'azione di favoreggiamento, ma partecipa attivamente al reato in questione.

Riferimenti normativi e giurisprudenziali

La sentenza si basa su disposizioni del Codice Penale, in particolare sugli articoli 378 e 110. Questi articoli definiscono rispettivamente il favoreggiamento personale e il concorso nel reato. La Corte ha fatto riferimento a precedenti massime che confermano la sua posizione, creando così un quadro giuridico coerente. Tra i precedenti richiamati, si possono citare:

  • Massima n. 4927 del 2004
  • Massima n. 12915 del 2006
  • Massima n. 282 del 2022

Tali riferimenti dimostrano come la giurisprudenza si sia evoluta nel tempo, ma mantenga una coerenza fondamentale nella definizione dei reati e nella responsabilità penale.

Conclusioni

La sentenza n. 14961 del 2024 rappresenta un importante passo avanti nella chiarificazione delle dinamiche tra favoreggiamento e concorso nel reato, in particolare per quanto riguarda i reati permanenti. La distinzione tra queste due figure giuridiche è fondamentale per comprendere le responsabilità penali e le conseguenze legali delle azioni di assistenza. La Corte di Cassazione, con questa decisione, ha offerto un importante chiarimento che potrà influenzare futuri casi in ambito penale, contribuendo a una migliore applicazione della giustizia.

Studio Legale Bianucci