Inutilizzabilità dei messaggi WhatsApp: analisi della sentenza n. 1269 del 2024

La sentenza n. 1269 del 20 novembre 2024, depositata il 13 gennaio 2025, offre un'importante riflessione sull'utilizzabilità dei mezzi di prova, in particolare sui messaggi WhatsApp acquisiti tramite screenshot dalla polizia giudiziaria. La Corte ha stabilito che tali messaggi, anche se ottenuti con il consenso dell'indagato, sono affetti da inutilizzabilità patologica in assenza di avvisi relativi alle facoltà difensive. Questo pronunciamento sottolinea l'importanza del rispetto delle garanzie difensive nel nostro ordinamento giuridico.

La massima della sentenza

Messaggi “whatsapp” acquisiti con “screenshots” dalla polizia giudiziaria - Consenso dell'indagato in assenza degli avvisi relativi alle sue facoltà difensive - Inutilizzabilità - Sussistenza - Ragioni. In tema di mezzi di prova, sono affetti da inutilizzabilità patologica i messaggi "whatsapp" acquisiti dalla polizia giudiziaria mediante "screenshots" eseguiti con il consenso dell'indagato, ma in mancanza degli avvisi delle facoltà difensive spettanti per l'apertura della corrispondenza, ivi compresa quella di rifiutare tale collaborazione, nonché del diritto di essere assistito da un difensore. (In motivazione, la Corte ha precisato che l'acquisizione di tale messaggistica con modalità non garantite non è consentita neppure quale prova atipica).

Le implicazioni della sentenza

La decisione della Corte si fonda su principi ben radicati nel nostro ordinamento, in particolare nell'articolo 15 della Costituzione, che tutela la segretezza della corrispondenza. Inoltre, il Codice di Procedura Penale (C.P.P.) stabilisce, agli articoli 191 e seguenti, le modalità di acquisizione delle prove e le garanzie necessarie per gli indagati. In questo caso, la Corte ha evidenziato come l'assenza di avvisi riguardanti le facoltà difensive possa portare ad una violazione dei diritti dell'indagato, rendendo inutilizzabili le prove raccolte.

È fondamentale che la polizia giudiziaria rispetti le procedure stabilite per garantire che le prove siano valide e utilizzabili in sede processuale. Le problematiche legate all'utilizzo di messaggi provenienti da piattaforme di messaggistica istantanea sono di crescente attualità, considerando l'ampio utilizzo di queste tecnologie nella vita quotidiana.

Conclusioni

In conclusione, la sentenza n. 1269 del 2024 rappresenta un importante passo avanti nella tutela dei diritti degli indagati nel contesto delle indagini penali. Essa riafferma che la raccolta di prove deve avvenire nel rispetto delle garanzie difensive, affinché si possa garantire un processo equo e giusto. Gli operatori del diritto devono pertanto prestare attenzione a queste disposizioni per evitare che prove potenzialmente rilevanti vengano dichiarate inutilizzabili a causa di violazioni procedurali.

Studio Legale Bianucci