Sentenza n. 27466 del 2024: La remissione della querela in sede civile non vale per il penale

La sentenza n. 27466 del 2024, emessa dalla Corte di Cassazione, rappresenta un importante chiarimento in materia di remissione della querela. In particolare, la Corte ha stabilito che l'impegno assunto dal querelante in sede civile di rimettere la querela non equivale a una volontà definitiva valida in sede penale, escludendo così la possibilità di considerare tale impegno come manifestazione di volontà tacita di remissione.

Il contesto giuridico della sentenza

Nel diritto penale italiano, la remissione della querela è un atto fondamentale che può influenzare l'andamento di un procedimento penale. Essa è disciplinata dall'articolo 152 del Codice Penale, il quale stabilisce che la querela può essere rimessa dal querelante, dando così luogo all'estinzione del reato. Tuttavia, questo atto deve avvenire in forma e modalità adeguate, affinché possa produrre effetti.

L'importanza della distinzione tra ambiti giuridici

La Corte di Cassazione ha voluto mettere in evidenza la differenza tra le procedure civili e penali, chiarendo che un impegno a rimettere la querela assunto in sede civile non può avere conseguenze automatiche in sede penale. Questo principio è di fondamentale importanza per garantire la certezza del diritto e la separazione dei vari ambiti giuridici. In un contesto in cui la querela è stata presentata per un reato perseguibile a querela, il querelante deve formalizzare la sua volontà di remissione in modo chiaro e diretto, seguendo le procedure previste nel processo penale.

Impegno a rimettere la querela assunto dal querelante in sede civile - Remissione tacita - Esclusione. L'impegno, assunto in sede civile, da parte del querelante, di rimettere la querela, non equivale a volontà definitiva valida in sede penale e non può, pertanto, essere considerato come manifestazione di volontà tacita di remissione.

La massima sopra citata evidenzia un principio chiave: l'assenza di un collegamento tra le due procedure. Pertanto, se un querelante decide di intraprendere un'azione civile per ottenere un risarcimento, ciò non influisce automaticamente sulla sua posizione in sede penale.

Conclusioni

La sentenza n. 27466 del 2024 pone l'accento sulla necessità di una chiara volontà da parte del querelante quando si tratta di remissione della querela in ambito penale. Questa decisione non solo chiarisce il quadro giuridico, ma serve anche a proteggere i diritti delle parti coinvolte, evitando fraintendimenti e malintesi che potrebbero derivare da impegni assunti in contesti diversi. In ultima analisi, la sentenza rafforza l'importanza di seguire le procedure corrette in ogni ambito giuridico, garantendo così una giustizia più equa e trasparente.

Studio Legale Bianucci