Commento sulla Sentenza n. 25868 del 2024: Limiti nella Presentazione delle Memorie in Appello

La sentenza n. 25868 del 20 febbraio 2024, emessa dalla Corte di Cassazione, offre un'importante occasione di riflessione sui limiti della presentazione delle memorie nel giudizio di impugnazione. In particolare, la Corte ha ribadito che le memorie difensive non possono contenere doglianze ulteriori rispetto a quelle già formulate nel gravame di merito. Questo principio è essenziale per garantire la certezza del diritto e il rispetto delle procedure legali.

Contesto Giuridico

Nel diritto processuale penale italiano, la possibilità di presentare memorie durante il giudizio di impugnazione è regolata dall'articolo 585 del codice di procedura penale. Tale norma stabilisce che le parti possono sostenere le proprie argomentazioni, ma devono farlo entro i limiti fissati dai termini per impugnare, evitando di introdurre nuove doglianze. La Corte ha specificato che le memorie devono servire a supportare i temi già trattati nel gravame, senza espandere la discussione a questioni non precedentemente sollevate.

Giudizio d'impugnazione - Facoltà di presentare memorie - Limiti - Doglianze diverse rispetto a quelle proposte con il gravame di merito - Ammissibilità - Esclusione - Fattispecie. Nel giudizio di impugnazione, la facoltà della parte di presentare memorie non può superare le preclusioni fissate dai termini per impugnare e da quelli concessi per la presentazione di motivi nuovi ai sensi dell'art. 585, commi 1, 4 e 5, cod. proc. pen., sicché la memoria difensiva non può contenere doglianze ulteriori e diverse rispetto a quelle proposte con il gravame o con i motivi aggiunti, ma può solo supportare, con dovizia di particolari e più puntuali argomentazioni, i temi già devoluti con il mezzo di impugnazione proposto. (In applicazione del principio, la Corte ha escluso l'eccepito difetto di motivazione sulla memoria difensiva depositata all'udienza di discussione, contenente la richiesta di riconoscimento delle attenuanti generiche, non potendo ritenersi la stessa sviluppo dei motivi d'impugnazione originari, relativi alla responsabilità penale e alla commisurazione della pena).

Implicazioni della Sentenza

La pronuncia della Corte ha una notevole rilevanza pratica, poiché chiarisce che gli avvocati devono prestare particolare attenzione ai termini e ai contenuti delle memorie presentate in appello. Le preclusioni temporali e di contenuto sono fondamentali per evitare che il diritto di difesa venga compromesso da argomentazioni non ammissibili. Pertanto, è essenziale che le memorie siano redatte con una chiara e puntuale aderenza ai motivi di impugnazione originari.

  • Rispetto delle scadenze: le memorie devono essere presentate nei termini previsti.
  • Coerenza con i motivi di impugnazione: non è possibile introdurre nuovi motivi non già sollevati.
  • Supporto ai temi già trattati: le memorie devono rafforzare le argomentazioni già presentate.

Conclusioni

In conclusione, la sentenza n. 25868 del 2024 sottolinea l'importanza di rispettare i limiti posti dalla legge nel contesto del giudizio di impugnazione. La possibilità di presentare memorie difensive deve essere esercitata con cautela e consapevolezza, per garantire che le argomentazioni siano non solo pertinenti, ma anche ammissibili. Questo principio non solo tutela il diritto di difesa, ma contribuisce anche alla correttezza e alla trasparenza del processo giudiziario.

Studio Legale Bianucci