La Sentenza n. 24873 del 2023: Misure di Sicurezza e Pericolosità Sociale

La recente sentenza n. 24873 del 21 aprile 2023, emessa dalla Corte di Cassazione, offre importanti chiarimenti riguardo all'applicazione delle misure di sicurezza personale per i soggetti condannati per associazione per delinquere di tipo mafioso. Il fulcro della decisione risiede nell'accertamento dell'effettiva pericolosità sociale del condannato, un aspetto cruciale che deve essere sempre considerato prima di adottare tali misure.

Il Contesto Normativo

Secondo il diritto penale italiano, le misure di sicurezza sono strumenti giuridici volti a proteggere la società da individui considerati pericolosi. In particolare, l'articolo 417 del Codice Penale prevede la possibilità di applicare misure di sicurezza in caso di condanne per associazione per delinquere, ma solo dopo un'attenta valutazione della pericolosità sociale del condannato. La modifica introdotta dall'articolo 31, comma 2, della legge 10 ottobre 1986, n. 633, ha ulteriormente rafforzato questa necessità.

Applicazione di misura di sicurezza personale - Soggetto condannato per associazione per delinquere di tipo mafioso - Accertamento in concreto dell'effettiva pericolosità del condannato - Necessità - Sussistenza - Criteri - Indicazione. In tema di misure di sicurezza, dopo la modifica introdotta dall'art. 31, comma 2, legge 10 ottobre 1986, n. 633, secondo un'interpretazione costituzionalmente orientata, la loro applicazione, ivi compresa quella prevista dall'art. 417 cod. pen., può essere disposta, anche da parte del giudice della cognizione, soltanto dopo l'espresso positivo scrutinio dell'effettiva pericolosità sociale del condannato, da accertarsi in concreto sulla base degli elementi di cui all'art. 133 cod. pen., globalmente valutati, senza possibilità di far ricorso ad alcuna forma di presunzione giuridica, ancorché qualificata come semplice.

I Criteri di Valutazione della Pericolosità

La Corte, nel suo pronunciamento, sottolinea che il giudice deve effettuare un'analisi concreta e non basata su presunzioni giuridiche. Ciò significa che ogni caso deve essere esaminato singolarmente, tenendo conto di diversi fattori, tra cui:

  • Il tipo di reati commessi dal soggetto;
  • Il contesto sociale e relazionale in cui il condannato opera;
  • Eventuali segni di ravvedimento o modifica del comportamento;
  • Le opinioni di esperti e periti sul profilo psicologico del condannato.

Questa impostazione garantisce un approccio più equo e rispettoso dei diritti individuali, evitando applicazioni indiscriminate delle misure di sicurezza.

Conclusioni

La sentenza n. 24873 del 2023 rappresenta un passo significativo verso una giustizia più equa e rispettosa dei diritti umani. La necessità di un accertamento concreto della pericolosità sociale non solo tutela la società, ma offre anche al condannato la possibilità di una valutazione giusta. Con questo approccio, il sistema giuridico italiano si avvicina a una concezione più moderna e umana della giustizia, ponendo il focus sulla persona e sulle sue reali caratteristiche.

Studio Legale Bianucci