La semilibertà surrogatoria: commento alla sentenza n. 24438 del 2023

La recente sentenza n. 24438 del 26 aprile 2023, emessa dalla Corte di Cassazione, ha suscitato notevole interesse nel mondo legale, in particolare per quanto riguarda le misure alternative alla detenzione. Questo pronunciamento chiarisce che la semilibertà cosiddetta surrogatoria può essere concessa anche a chi è stato condannato per reati gravi, come previsto dall'art. 4-bis del codice penale. Ma cosa significa esattamente questa decisione e quali sono le implicazioni pratiche per il sistema penitenziario?

Il contesto normativo e la decisione della Corte

La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un imputato, D. A., condannato per reati previsti dagli articoli 4-bis, commi 1-ter e 1-quater della legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di ordinamento penitenziario. La sentenza afferma che la semilibertà surrogatoria, disciplinata dall'art. 50, comma 2, della medesima legge, può essere concessa anche in presenza di condanne per delitti gravi. Ciò rappresenta un'importante apertura del sistema, in quanto tradizionalmente le misure alternative venivano riservate a condannati per reati meno gravi.

01 Presidente: ROCCHI GIACOMO. Estensore: BIANCHI MICHELE. Relatore: BIANCHI MICHELE. Imputato: ABBATI DAVID. P.M. SERRAO D'AQUINO PASQUALE. (Diff.) Annulla con rinvio, TRIB. SORVEGLIANZA ROMA, 06/10/2022 563000 ISTITUTI DI PREVENZIONE E DI PENA (ORDINAMENTO PENITENZIARIO) - Misure alternative alla detenzione - Semilibertà cosiddetta surrogatoria - Condannato per i reati previsti dall'art. 4-bis, commi 1-ter e 1-quater ord.pen. - Concedibilità. In tema di misure alternative, la semilibertà cosiddetta surrogatoria di cui all'art. 50, comma 2, terzo periodo, legge 26 luglio 1975, n. 354, può essere concessa anche nel caso di condanna per uno dei delitti indicati dall'art. 4-bis, commi 1-ter e 1-quater, della medesima legge.

Implicazioni della sentenza

Questa decisione ha un impatto significativo sul trattamento delle persone detenute e sulla loro possibile reintegrazione nella società. La possibilità di accedere alla semilibertà surrogatoria, anche per chi ha commesso delitti gravi, rappresenta un cambio di paradigma nel trattamento penale e nella gestione delle pene. Le implicazioni sono le seguenti:

  • Favorire il reinserimento sociale: l'accesso a misure alternative può ridurre il rischio di recidiva, facilitando il reinserimento delle persone condannate.
  • Rispettare i diritti umani: la decisione si allinea con i principi di dignità e rispetto dei diritti umani, promuovendo un trattamento più umano dei detenuti.
  • Alleggerire il sovraffollamento carcerario: concedere misure alternative può contribuire a ridurre il numero di detenuti nelle carceri italiane, un problema cronico del nostro sistema penitenziario.

Conclusioni

La sentenza n. 24438 del 2023 segna un importante passo avanti nel riconoscimento delle misure alternative alla detenzione nel nostro ordinamento. La Corte di Cassazione ha dimostrato una visione innovativa, considerando la semilibertà surrogatoria non come un privilegio riservato a pochi, ma come uno strumento utile per la riabilitazione e il reinserimento sociale. È fondamentale che gli operatori del diritto e le istituzioni si impegnino a garantire l'effettiva applicazione di queste misure, affinché possano contribuire a un sistema penale più giusto ed equo.

Studio Legale Bianucci