Competenza per reati connessi: commento sulla sentenza n. 48816 del 2023

La recente sentenza n. 48816 del 13 ottobre 2023 della Corte di Cassazione ha sollevato importanti questioni riguardanti la competenza territoriale per i reati connessi, in particolare per quanto concerne i delitti associativi di natura permanente. Questa decisione offre spunti significativi per comprendere come il sistema giuridico italiano gestisce situazioni in cui la consumazione di un reato inizia all'estero e continua nel nostro Paese.

Il principio di competenza territoriale

La competenza territoriale è un principio fondamentale nel diritto penale, poiché determina quale giudice sia competente a giudicare un determinato reato. Secondo l'articolo 8 del codice di procedura penale, in linea generale, la competenza si basa sul luogo in cui il reato è stato commesso. Tuttavia, la sentenza in esame ha messo in luce l'applicabilità di criteri suppletivi, in particolare per i delitti associativi, come stabilito dall'articolo 9, comma 1, del codice di procedura penale.

Reati connessi - Delitto associativo permanente con consumazione iniziata all’estero e proseguita in Italia – Applicabilità del criterio suppletivo di cui all’art. 9, comma 1, cod. proc. pen. – Sussistenza. Ai fini della determinazione della competenza per territorio in relazione a reati connessi, tra i quali figuri un delitto associativo, come tale di natura permanente, nel caso in cui la sua consumazione abbia avuto inizio all'estero e sia proseguita in territorio nazionale, trova applicazione la regola suppletiva prevista dall'art. 9, comma 1, cod. proc. pen. per effetto del rinvio ad essa operato dall'art. 10, comma 3, cod. proc. pen., non potendo detta competenza essere determinata secondo le regole generali di cui all'art. 8 cod. proc. pen.

Le implicazioni della sentenza n. 48816 del 2023

La Corte, nella sua sentenza, ha stabilito che, nel caso di un delitto associativo di natura permanente, se la consumazione ha avuto inizio all'estero e si è protratta in Italia, si deve applicare la regola suppletiva di cui all'articolo 9, comma 1, del codice di procedura penale. Questo è di particolare rilevanza per garantire che i reati associativi, che possono avere una realizzazione complessa e articolata, siano adeguatamente perseguiti, indipendentemente da dove abbiano avuto inizio.

  • Riconoscimento della natura permanente dei delitti associativi.
  • Applicazione di criteri suppletivi per la competenza territoriale.
  • Chiarezza nella gestione di reati che si sviluppano tra più giurisdizioni.

La sentenza si inserisce in un filone giurisprudenziale che punta a garantire una risposta efficace e coordinata alle sfide poste dalla criminalità organizzata e dai delitti di natura associativa, che spesso trascendono i confini nazionali.

Conclusioni

In conclusione, la sentenza n. 48816 del 2023 rappresenta un passo significativo nel rafforzamento della tutela giuridica contro i reati associativi. Essa non solo chiarisce i criteri di competenza territoriale, ma evidenzia anche la necessità di un approccio flessibile e coerente nella lotta contro la criminalità. È fondamentale che gli operatori del diritto e i cittadini comprendano l'importanza di queste norme, che mirano a garantire un giusto processo e la punizione dei reati, indipendentemente dalla loro complessità e dalla loro origine territoriale.

Studio Legale Bianucci