Sentenza n. 48448 del 2023: Chiarimenti sull'aggravante dell'appartenenza a associazione mafiosa

La recente sentenza n. 48448 del 31 ottobre 2023, depositata il 5 dicembre 2023, ha fornito un importante chiarimento riguardo alla configurabilità dell'aggravante di appartenenza ad associazione mafiosa in relazione ai reati contro il patrimonio, in particolare l'estorsione. Questa pronuncia della Corte di Cassazione si inserisce in un contesto giuridico complesso e merita un'analisi approfondita per comprenderne appieno le implicazioni.

Il Contesto Giuridico della Sentenza

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da A. G. in merito alla configurazione dell'aggravante di cui all'art. 628, comma terzo, n. 3, del Codice Penale. La questione centrale riguardava l'accertamento dell'appartenenza dell'agente a un'associazione mafiosa. In particolare, la Corte ha stabilito che non è necessario che tale appartenenza sia accertata con sentenza definitiva, ma è sufficiente che l'accertamento sia avvenuto nel contesto del provvedimento di merito.

Analisi della Massima

Aggravante dell'appartenenza ad associazione mafiosa - Accertamento - Sentenza passata in giudicato - Necessità - Esclusione. Ai fini della configurabilità dell'aggravante di cui all'art. 628, comma terzo, n. 3, cod. pen., non è necessario che l'appartenenza dell'agente a un'associazione di tipo mafioso sia accertata con sentenza definitiva, ma è sufficiente che l'accertamento sia avvenuto nel contesto del provvedimento di merito in cui si applica la citata aggravante.

Questa massima chiarisce un aspetto cruciale della legge italiana, in quanto facilita l'applicazione dell'aggravante in situazioni in cui l'appartenenza mafiosa non è stata accertata in via definitiva. Ciò significa che, per i giudici, è sufficiente che vi siano prove e indizi sufficienti per ritenere che l'imputato faccia parte di un'organizzazione mafiosa, senza la necessità di una condanna definitiva per tale appartenenza.

  • Questa interpretazione si allinea con la normativa italiana, in particolare con l'art. 416 bis del Codice Penale, che definisce l'associazione mafiosa.
  • La sentenza riflette anche il principio di prevenzione tipico del diritto penale italiano, dove la lotta alla mafia è considerata una priorità.
  • La giurisprudenza precedente ha sostenuto questa interpretazione, come evidenziato nelle sentenze N. 26542 del 2009 e N. 33775 del 2016.

Conclusioni

In conclusione, la sentenza n. 48448 del 2023 offre un'importante chiave di lettura per gli operatori del diritto e per coloro che si confrontano con i reati di estorsione legati a contesti mafiosi. La possibilità di configurare l'aggravante senza una sentenza definitiva sull'appartenenza mafiosa rappresenta una misura significativa per la lotta contro la criminalità organizzata. Essa sottolinea l'importanza di un intervento tempestivo da parte delle autorità giudiziarie nell'affrontare fenomeni di grande rilevanza sociale e giuridica.

Studio Legale Bianucci