Analisi della Sentenza n. 24950 del 2023: Aggravante per motivi abietti in contesti mafiosi

La recente Sentenza n. 24950 del 22 febbraio 2023 della Corte di Cassazione si configura come un importante riferimento per l'interpretazione delle circostanze aggravanti nel contesto del diritto penale italiano, in particolare per quanto riguarda le dinamiche interne alle associazioni mafiose. In questo articolo, analizzeremo i punti salienti della sentenza e il suo impatto sulla giurisprudenza in materia.

Il contesto della sentenza

La Corte ha esaminato un caso in cui l'imputato, S. A., era coinvolto in un'aggressione perpetrata da membri di una cosca mafiosa. L'azione era motivata da un proposito di vendetta contro una persona che aveva compiuto atti violenti senza l'autorizzazione dei vertici del sodalizio. La Corte ha quindi dovuto valutare se il motivo abietto, in questo caso, fosse configurabile come aggravante.

Finalità di vendetta e affermazione del potere di un'associazione criminale - Aggravante - Configurabilità - Fattispecie. In tema di circostanze aggravanti, il motivo abietto ricorre quando il proposito di vendetta, pur non suscitando negli appartenenti ad un'associazione il senso di ripugnanza e di disprezzo che caratterizza la circostanza, si accompagni alla finalità di affermazione del potere di un sodalizio criminoso e della capacità di sopraffazione dell'agente. (Fattispecie relativa ad aggressione commessa, a scopo punitivo, dagli appartenenti a una cosca mafiosa in danno di persona che aveva realizzato condotte violente senza l'autorizzazione dei vertici dell'associazione).

Analisi della massima e implicazioni giuridiche

La massima evidenziata nella sentenza sottolinea che il motivo abietto si configura non solo in presenza di un proposito di vendetta ma anche quando questa vendetta è strumentale all'affermazione del potere di un'associazione mafiosa. Ciò implica che la dimensione di vendetta non deve necessariamente suscitare un senso di ripugnanza, ma può essere parte integrante di una strategia di controllo e sopraffazione. Questo aspetto è cruciale per la comprensione della violenza organizzata e delle sue motivazioni.

  • La sentenza conferma l'importanza del contesto mafioso nella valutazione delle circostanze aggravanti.
  • Rafforza la necessità di una lettura attenta delle dinamiche interne alle associazioni criminali.
  • Offre spunti per future interpretazioni giuridiche in casi simili.

Conclusioni

In conclusione, la Sentenza n. 24950 del 2023 rappresenta un importante passo avanti nella comprensione delle circostanze aggravanti in contesti di violenza mafiosa. La distinzione tra motivi abietti e la loro configurabilità come aggravanti fornisce un quadro più chiaro per i giudici e gli operatori del diritto. Questa sentenza non solo arricchisce la giurisprudenza italiana, ma offre anche spunti di riflessione per l'interpretazione delle norme europee in materia di criminalità organizzata.

Studio Legale Bianucci