Sentenza n. 14417 del 2024: Provocazione e Atti Persecutori, un Confine Delicato

La sentenza n. 14417 del 9 febbraio 2024, emessa dalla Corte d'Appello di Torino, offre un'importante riflessione sul tema dell'attenuante della provocazione in relazione al reato di atti persecutori. Questo pronunciamento chiarisce come l'attenuante non possa essere applicata a tali reati, evidenziando la necessità di una comprensione più profonda di cosa rappresenti il delitto di atti persecutori secondo il nostro ordinamento giuridico.

Il contesto normativo

Il Codice Penale italiano, all'articolo 612-bis, definisce gli atti persecutori come condotte reiterate che ledono la libertà e la serenità della vittima. Queste condotte, per loro natura, si configurano come abituali e sono composte da una pluralità di atti che contribuiscono a un unico evento persecutorio. L'attenuante della provocazione, prevista dall'articolo 62 del Codice Penale, richiede invece una valutazione delle singole condotte, il che non è compatibile con la struttura unitaria del reato di atti persecutori.

La massima della sentenza

Attenuante della provocazione - Applicabilità al delitto di atti persecutori - Esclusione - Ragioni. L'attenuante della provocazione è incompatibile con il delitto di atti persecutori, il quale è un reato abituale che si compone di una pluralità di condotte produttive di un unico evento, in quanto l'accertamento della sussistenza della diminuente della provocazione imporrebbe una valutazione parcellizzata dei singoli atti nei quali si è realizzata la condotta, non compatibile con la natura unitaria del reato abituale.

Questa massima solleva interrogativi importanti sulla valutazione di comportamenti persecutori e sull'approccio da adottare nei casi in cui vi sia un conflitto tra il reato e la provocazione. La sentenza sottolinea che, mentre la provocazione può essere un elemento attenuante in altri contesti, la sua applicazione nel caso di atti persecutori risulta problematica, poiché richiederebbe di analizzare ogni atto separatamente, contravvenendo alla natura complessiva e abituale del reato stesso.

Implicazioni giuridiche e pratiche

Le implicazioni di questa sentenza possono essere molteplici:

  • Chiarezza per i giudici e gli avvocati nel definire i limiti di applicazione delle attenuanti.
  • Protezione per le vittime di atti persecutori, evitando che comportamenti scorretti possano essere giustificati da provocazioni.
  • Un rafforzamento della certezza del diritto in materia di reati abituali.

È fondamentale, quindi, che gli operatori del diritto comprendano appieno le conseguenze di questa sentenza e l'importanza di un'applicazione rigorosa della legge, affinché si possa garantire una giustizia equa e proporzionata.

Conclusioni

In conclusione, la sentenza n. 14417 del 2024 rappresenta un passo significativo nel chiarire la posizione della giurisprudenza italiana riguardo all'incompatibilità tra l'attenuante della provocazione e il delitto di atti persecutori. Questo chiarimento è fondamentale non solo per la corretta applicazione della legge, ma anche per garantire una maggiore protezione alle vittime, evitando che atti di violenza e molestie possano essere giustificati da situazioni di provocazione. L'evoluzione della giurisprudenza in questo ambito continuerà a influenzare il modo in cui vengono trattati i casi di atti persecutori e le relative difese legali.

Studio Legale Bianucci