Onere della prova nell'azione di accertamento negativo del credito: analisi dell'ordinanza n. 9706 del 2024

Recentemente, la Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9706 del 10 aprile 2024, ha affrontato il tema dell'onere della prova nell'ambito delle azioni di accertamento negativo del credito. Questa decisione si rivela cruciale per comprendere le responsabilità del creditore e le conseguenze derivanti dalla mancata dimostrazione dei fatti costitutivi del proprio diritto. L'ordinanza in esame non solo chiarisce l'applicabilità dell'art. 2697 c.c., ma offre anche spunti di riflessione su come le parti devono comportarsi in sede di contenzioso.

Principi generali sull'onere della prova

L'art. 2697 del Codice Civile stabilisce la regola generale sulla ripartizione dell'onere della prova, che è applicabile a tutte le azioni legali, comprese quelle di accertamento negativo del credito. In sostanza, spetta al creditore dimostrare l'esistenza del proprio diritto, anche quando si trovi a fronteggiare un'azione di accertamento negativo. La Corte di Cassazione, nell'ordinanza n. 9706, ha ribadito che la carenza di prova da parte del creditore comporta il rigetto della sua pretesa.

Ripartizione degli oneri probatori - Natura dell’azione esperita - Rilevanza - Esclusione - Azione di accertamento negativo del credito - Conseguenze della mancata dimostrazione degli elementi costitutivi della pretesa creditoria - A carico del creditore - Sussistenza - Fattispecie. La regola generale sulla ripartizione dell'onere della prova di cui all'art. 2697 c.c. è applicabile indipendentemente dalla natura dell'azione esperita, con la conseguenza che, anche in caso di domanda di accertamento negativo del credito, sono a carico di chi si afferma creditore le conseguenze della mancata dimostrazione dei fatti costitutivi del suo diritto. (Nella specie la S.C. ha cassato la sentenza impugnata che aveva rigettato la domanda di accertamento negativo, reputando non significativa la radicale contestazione da parte dell'attrice delle allegazioni della presunta creditrice, nonostante la documentazione da questa prodotta non fosse idonea a provare né il titolo contrattuale della pretesa né l'adempimento della prestazione).

Il caso specifico e le sue implicazioni

Nella fattispecie esaminata, la Corte di Cassazione ha cassato la decisione della Corte d'Appello di Milano, che aveva rigettato la domanda di accertamento negativo del credito. Tale decisione era stata presa nonostante la contestazione radicale da parte dell'attrice delle pretese della presunta creditrice, evidenziando così l'importanza di una prova adeguata da parte di chi afferma un credito. La documentazione presentata dalla presunta creditrice non era risultata sufficiente a dimostrare né il titolo contrattuale né l'adempimento della prestazione, portando di fatto alla necessità di riconsiderare la posizione del creditore.

Conclusioni

La sentenza in commento rappresenta un importante richiamo alla responsabilità del creditore nel dimostrare la propria pretesa, anche in un'azione di accertamento negativo. È fondamentale che i creditori siano consapevoli delle implicazioni legali delle loro azioni e dell'importanza di fornire prove concrete e sufficienti a sostegno delle loro pretese. Questa ordinanza non solo conferma i principi stabiliti dalla normativa vigente, ma funge anche da monito per chi intraprende azioni legali senza una solida base probatoria.

Studio Legale Bianucci