La Sentenza n. 16669 del 14/06/2024: Confessione e Fatti Sfavorevoli nel Diritto Civile

La recente sentenza della Corte di Cassazione, n. 16669 del 14 giugno 2024, offre importanti spunti di riflessione riguardo alla confessione nel diritto civile, in particolare sul concetto di "fatto sfavorevole" e sulla sua applicabilità nei rapporti obbligatori. La decisione si inserisce in un contesto giuridico complesso, dove le dichiarazioni unilaterali assumono un valore diverso a seconda della loro natura e del soggetto coinvolto.

Il Concetto di Confessione e Fatti Sfavorevoli

La Corte ha stabilito che, ai fini dell'attribuzione di valore confessorio a una dichiarazione, per "fatto sfavorevole" si intende il fatto contestato che nuoce a un interesse giuridico vantato dal confitente nei confronti della controparte processuale. In altre parole, solo le dichiarazioni che ledono gli interessi giuridici del dichiarante possono considerarsi come confessione.

Nel caso in esame, i fideiussori di una banca avevano ammesso di essere debitori di una società a favore della quale avevano concesso ipoteca sui propri beni. Tuttavia, la Corte ha escluso la valenza confessoria di tali dichiarazioni, in quanto non rientravano nei limiti stabiliti dal principio di "fatto sfavorevole". Questo evidenzia l'importanza di comprendere il contesto in cui viene rilasciata una confessione e il suo impatto sulle relazioni giuridiche.

Riflessioni sulla Sentenza

In genere. Ai fini dell'attribuzione di valore confessorio ad una dichiarazione, per "fatto sfavorevole" alla parte che la compie deve intendersi il fatto contestato che nuoce ad un interesse giuridico vantato dal confitente nei confronti della controparte processuale cui, al contempo, giova, nell'ambito del solo rapporto obbligatorio intercorrente con il destinatario in quanto l'ordinamento non tollera che taluno possa incidere negativamente sulla sfera giuridica altrui con una propria dichiarazione unilaterale, salvi i casi di soggezione espressamente previsti dalla legge. (Nel caso di specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva escluso la valenza confessoria, nei confronti di una banca, delle dichiarazioni con cui i suoi fideiussori avevano ammesso di essere debitori di una società, a favore della quale avevano concesso ipoteca sui propri beni, diversa dalla debitrice principale della medesima banca, nell'ambito di un giudizio da questa proposto e volto ad accertare la nullità dell'ipoteca per inesistenza del credito garantito).

Questa sentenza richiama l'attenzione sull'importanza di considerare il contesto e le relazioni tra le parti coinvolte in una confessione. La Corte ha ribadito che non è possibile che una persona possa compromettere la posizione giuridica di un'altra attraverso dichiarazioni unilaterali, se non nei casi espressamente previsti dalla legge. Questo principio è fondamentale per garantire l'equità e la giustizia nei rapporti obbligatori.

Conclusioni

La sentenza n. 16669 del 2024 rappresenta un importante passo avanti nella comprensione della confessione nel diritto civile. Essa chiarisce i limiti entro cui una dichiarazione può essere considerata come confessione e sottolinea l'importanza del concetto di "fatto sfavorevole". Questo ci invita a riflettere su come le dichiarazioni fatte in un contesto giuridico possano influenzare i diritti delle parti coinvolte e l'equilibrio delle relazioni giuridiche.

Studio Legale Bianucci