Giurisdizione Ordinaria e Affidamento di Pubblico Servizio: Commento sulla Sentenza n. 15383 del 2024

La sentenza n. 15383 del 2024 della Corte di Cassazione offre importanti chiarimenti sulla giurisdizione applicabile in materia di affidamento di pubblici servizi, specialmente nella fase intermedia tra l'aggiudicazione e la stipulazione del contratto. In particolare, il caso in esame coinvolge la revoca dell'aggiudicazione da parte dell'amministrazione, che ha disposto l'escussione della garanzia fideiussoria, portando alla contestazione da parte dell'aggiudicatario.

Il Contesto della Sentenza

Nel caso specifico, l'amministrazione pubblica ha revocato l'aggiudicazione di un contratto di servizio, sostenendo che l'aggiudicatario aveva presentato un'offerta economica insostenibile. Tuttavia, la parte ricorrente ha contestato la legittimità di tale revoca, sostenendo che l'amministrazione aveva violato i principi di correttezza e buona fede, in quanto il bando di gara conteneva informazioni errate riguardo agli interventi storici necessari. Questo ha portato l'aggiudicatario a formulare un'offerta che, alla luce delle informazioni corrette, si sarebbe rivelata insostenibile.

Affidamento di pubblico servizio - Fase intermedia tra l'aggiudicazione e la stipulazione del contratto - Dichiarazione di decadenza da parte della p.a. ed escussione delle garanzie - Contestazioni dell'appaltatrice e domanda risarcitoria - Giurisdizione del giudice ordinario - Fondamento - Fattispecie. In tema di affidamento di un pubblico servizio, la domanda di accertamento dell'illegittimità dell'atto con cui l'amministrazione, prima della stipulazione del contratto, ha revocato l'aggiudicazione, disponendo l'escussione della garanzia fideiussoria, e la conseguente domanda risarcitoria rientrano nella giurisdizione del giudice ordinario, ove venga imputata all'amministrazione la violazione non delle regole della procedura concorsuale, che possono portare all'esclusione del concorrente dalla gara, ma degli obblighi comportamentali di correttezza e buona fede, trattandosi di questione che investe la fase esecutiva del rapporto, sebbene non esitato poi nella stipula del contratto di appalto. (Principio applicato con riferimento alla domanda volta ad accertare che la stazione appaltante aveva violato i doveri di correttezza e buona fede, per avere indicato nel bando di gara un dato storico degli interventi sottodimensionato rispetto a quello reale, inducendo la società a formulare un'offerta economica insostenibile, che aveva poi determinato la revoca dell'aggiudicazione prima della stipula del contratto).

La Giurisdizione del Giudice Ordinario

La Corte ha stabilito che la giurisdizione per la contestazione della legittimità dell'atto di revoca dell'aggiudicazione e dell'escussione della garanzia fideiussoria rientra nel giudice ordinario. Questo è fondamentale poiché si tratta di questioni che non riguardano solo la procedura concorsuale, ma anche l'osservanza dei principi di buona fede e correttezza, che sono essenziali per il corretto svolgimento di un rapporto contrattuale pubblico.

  • Rilevanza della buona fede nelle procedure di gara.
  • Impatto di informazioni errate sul comportamento dell'aggiudicatario.
  • Possibilità di risarcimento per danni derivanti da atti illeciti dell'amministrazione.

Conclusioni

La sentenza n. 15383 del 2024 si inserisce in un filone giurisprudenziale che enfatizza l'importanza della correttezza e della buona fede nelle relazioni tra pubblica amministrazione e privati. Questo precedente giuridico potrebbe avere un impatto significativo sulle future gare d'appalto e sulle modalità di gestione dei contratti pubblici, rafforzando la tutela degli operatori economici contro comportamenti scorretti da parte delle stazioni appaltanti.

Studio Legale Bianucci