Sentenza n. 26805 del 2023: Gestione dei rifiuti e il concetto di 'stesso sito'

La sentenza n. 26805 del 16 marzo 2023, emessa dalla Corte di Cassazione, ha fornito importanti chiarimenti sulla gestione dei rifiuti, in particolare riguardo all'uso delle terre e rocce da scavo. Questa decisione si inserisce in un contesto normativo complesso, in cui le disposizioni del Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e del DPR 13 giugno 2017, n. 120, giocano un ruolo cruciale. Comprendere la portata di questa sentenza è fondamentale per gli operatori del settore e per chiunque si occupi di gestione ambientale.

Il significato della sentenza

In primo luogo, la Corte ha ribadito che le terre e rocce da scavo possono essere escluse dal regime dei rifiuti solo se riutilizzate a fini costruttivi nel “stesso sito” in cui sono state estratte. La sentenza sottolinea che per “stesso sito” si intende un'area geograficamente definita, specificando che porzioni di territorio autonome e con diversa destinazione non rientrano in questa definizione.

Gestione dei rifiuti - Terre e rocce da scavo riutilizzabili nello stesso sito – Esclusione dal regime dei rifiuti – Condizioni – Nozione di “stesso sito” - Fattispecie. In tema di gestione dei rifiuti, l'applicazione della disciplina derogatoria sulle terre e rocce da scavo di cui all'art. 185, comma 1, lett. c), d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152, nella parte in cui le sottrae al regime dei rifiuti, richiede che esse siano riutilizzate a fini costruttivi come sottoprodotto nel medesimo sito nel quale sono state estratte ovvero in un sito diverso, purché, in tal caso, utilizzate in conformità alla disciplina di cui d.P.R. 13 giugno 2017, n. 120, dovendosi intendere per "stesso sito" un'unica area o porzione di terreno, geograficamente definita e determinata ovvero perimetrata, nella quale non ricadono quelle porzioni di territorio distinte e autonome, che non siano in continuità e che abbiano diversa destinazione. (Fattispecie in cui è stata ritenuta corretta la decisione che aveva escluso l'applicazione della disciplina derogatoria sul rilievo che i materiali estratti erano stati riutilizzati in un sito diverso da quello di produzione, senza rispettare la disciplina regolamentare di cui al citato d.P.R. 13 giugno 2017, n. 120).

Implicazioni pratiche della decisione

Questa sentenza ha diverse implicazioni pratiche per le aziende che operano nel settore delle costruzioni e della gestione dei rifiuti, tra cui:

  • Necessità di valutare attentamente la localizzazione dei materiali estratti.
  • Obbligo di rispettare le normative vigenti, evitando il rischio di sanzioni.
  • Importanza di documentare il riutilizzo dei materiali in conformità alle normative specifiche.

In sostanza, la Corte ha confermato che il rispetto della definizione di “stesso sito” è fondamentale per poter fruire delle deroghe previste dalla normativa in materia di rifiuti. Questo aspetto non solo tutela l'ambiente, ma garantisce anche una maggiore certezza giuridica agli operatori del settore.

Conclusioni

La sentenza n. 26805 del 2023 rappresenta un passo avanti nella chiarezza normativa riguardante la gestione dei rifiuti, in particolare per quanto concerne le terre e rocce da scavo. La definizione di “stesso sito” e le condizioni per l’esclusione dal regime dei rifiuti sono ora più comprensibili, il che aiuta le aziende a rispettare la legge e a gestire i materiali in modo sostenibile. In un momento in cui la sostenibilità ambientale è al centro del dibattito pubblico, questa sentenza offre un importante spunto di riflessione e guida per gli operatori del settore.

Studio Legale Bianucci