Sentenza n. 17620 del 2024: Chiarimenti sulla Determinazione del Canone per le Concessioni di Acque Minerali

La recente ordinanza della Corte di Cassazione, n. 17620 del 26 giugno 2024, offre spunti di riflessione importanti per gli operatori del settore delle concessioni di acque minerali. La questione centrale riguarda la modalità di determinazione del canone dovuto per la concessione di acque minerali, come stabilito dall'art. 13 della legge provinciale di Bolzano n. 7 del 2005. La Corte ha ribadito che non è possibile effettuare una distinzione tra il canone di concessione e la componente tariffaria aggiuntiva, un aspetto cruciale per la gestione delle concessioni in ambito locale.

Il Contesto Normativo

La legge provinciale di Bolzano n. 7 del 2005 regola le concessioni per l'uso delle acque minerali, definendo le modalità di calcolo del canone. In particolare, l'articolo 13 stabilisce che il canone deve essere determinato in modo da garantire un equo compenso per l'utilizzo delle risorse idriche. Tuttavia, in passato, si erano verificate interpretazioni divergenti riguardo alla possibilità di distinguere tra canone di concessione e importi aggiuntivi legati alla tariffazione ambientale.

La Decisione della Corte di Cassazione

In genere. Le modalità di determinazione del canone dovuto per la concessione di acque minerali, di cui all'art. 13 della l.p. Bolzano n. 7 del 2005 (nella formulazione ratione temporis applicabile), non consentono una distinzione tra canone di concessione in senso stretto e componente tariffaria aggiuntiva. (Nella specie, la S.C. ha cassato la decisione del TSAP e, decidendo nel merito, ha dichiarato non dovuta la somma che la Giunta della Provincia Autonoma di Bolzano aveva richiesto alla società concessionaria in forza di una pretesa distinzione tra canone di concessione e "componente tariffaria legata all'ambiente").

La Corte di Cassazione ha così cassato la decisione del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche (TSAP), stabilendo che le modalità di determinazione del canone non consentono la distinzione tra canone di concessione e la componente tariffaria aggiuntiva. Questo chiarimento è fondamentale non solo per il caso specifico, ma anche per il settore delle concessioni pubbliche in generale, dove la trasparenza e la chiarezza delle norme sono essenziali per evitare contenziosi.

Implicazioni per le Concessioni di Acque Minerali

Le implicazioni della sentenza sono molteplici e riguardano diversi aspetti:

  • Chiarezza normativa: La sentenza contribuisce a chiarire le modalità di calcolo del canone, rendendo più trasparente il processo per le aziende concessionarie.
  • Prevenzione dei contenziosi: Con una maggiore chiarezza, si riduce il rischio di controversie legali tra le autorità locali e le società concessionarie.
  • Riconoscimento dell'unitarietà del canone: La Corte ha evidenziato che il canone deve essere considerato come un'unica entità, facilitando così la gestione delle concessioni.

Conclusioni

In conclusione, la sentenza n. 17620 del 2024 rappresenta un passo significativo verso una maggiore chiarezza e certezza nel settore delle concessioni per l'uso delle acque minerali. La distinzione tra canone di concessione e componente tariffaria aggiuntiva, che era stata oggetto di controversie, è stata definitivamente esclusa dalla Corte di Cassazione, favorendo una gestione più efficiente delle risorse idriche. È fondamentale che le autorità competenti e le aziende concessionarie prendano atto di queste indicazioni per garantire una corretta applicazione delle norme e una gestione sostenibile delle acque minerali.

Studio Legale Bianucci