Analisi della Sentenza n. 16289 del 2024: Fideiussione e Buona Fede

La recente ordinanza della Corte di Cassazione, n. 16289 del 12 giugno 2024, offre importanti spunti di riflessione sulla responsabilità del creditore in caso di omessa escussione di un fideiussore. La decisione, emessa dal Presidente C. De Chiara e dal relatore E. Campese, si inserisce in un contesto giuridico complesso, chiarendo alcuni aspetti fondamentali della fideiussione e della buona fede.

Il Caso Esaminato

Nel caso in esame, il debitore, M. R., contestava l'operato del creditore, I. M., per non aver escusso il fideiussore. La Corte ha sottolineato che la mancata escussione non costituisce di per sé un comportamento contrario ai principi di buona fede, a meno che non vi siano specifiche contestazioni riguardo all'operato del creditore. Questo aspetto è cruciale, poiché stabilisce che il debitore rimane l'unico responsabile del debito.

Massima della Sentenza

Omessa escussione del fideiussore da parte del creditore - Comportamento contrario a buona fede - Insussistenza - Danno risarcibile a favore del debitore - Esclusione. La mancata escussione di un fideiussore, in assenza di specifiche contestazioni dell'operato del creditore, non può di per sé essere qualificata come contraria ai principi di correttezza e buona, in mancanza di una norma dell'ordinamento che preveda un tale obbligo, sicché tale circostanza non può neppure essere dedotta come motivo di inadempimento imputabile al creditore, né la parte del debito garantita dal fideiussore non escusso può essere ritenuta un danno ingiusto risarcibile verso il debitore, atteso che quest'ultimo rimane l'unico soggetto a dover rispondere del debito per l'intero, stante la funzione della fideiussione di mera garanzia di un debito altrui.

Implicazioni Giuridiche

Questa sentenza si inserisce nel solco della giurisprudenza italiana che tende a tutelare il principio di autonomia delle parti nel contratto di fideiussione. In particolare, la Corte ha richiamato l'articolo 1936 del Codice Civile, il quale definisce la fideiussione come una garanzia di un debito altrui, senza creare obblighi aggiuntivi per il creditore in assenza di specifiche disposizioni contrattuali.

È interessante notare come la Corte si sia allineata con la giurisprudenza europea, secondo la quale la buona fede deve sempre essere rapportata a concrete situazioni di fatto e non possa essere utilizzata in modo astratto per contestare le azioni di un creditore. A tal proposito, la sentenza evidenzia che la responsabilità del debitore non si riduce a causa della mancata escussione del fideiussore, il quale resta un soggetto meramente garantista.

Conclusioni

La sentenza n. 16289 del 2024 rappresenta un importante punto di riferimento per la materia della fideiussione, chiarendo che la buona fede non può essere evocata se non supportata da specifiche contestazioni. Questo orientamento rafforza la posizione del creditore, sottolineando l'importanza di una corretta interpretazione delle norme e dei contratti in essere. Per i professionisti del settore legale, è fondamentale tenere in considerazione queste indicazioni per gestire al meglio le problematiche legate ai contratti di fideiussione e alle relative responsabilità.

Studio Legale Bianucci